LA RICERCA NELLE UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ
AUTOPROMOZIONE, CREATIVITÀ E PARTECIPAZIONE
LA RICERCA: AUTOPROMOZIONE, CREATIVITA' E PARTECIPAZIONE
(Giuseppe Dal Ferro)
La "ricerca" da sempre si è coniugata con l'attività didattica, essendo per l'uomo l'apprendere la base di partenza per ulteriori analisi e per elaborazioni creative. Si potrebbe dire che proprio per questo la ricerca è espressione di libertà e di capacità di iniziativa, le quali contraddistinguono l'uomo nella sua originalità e nel suo legame con gli altri. È noto infatti come il mondo esterno e gli altri siano per la persona insieme oggetto di apprendimento (realtà) e stimolo per una progettualità nuova (immaginario) creativa ed innovativa (1).
Progressivamente però la ricerca è stata espulsa dai sistemi scolastici e sostituita da una didattica divenuta indottrinamento (2). È stata relegata all'Università o neppure a questa nei Paesi in cui è prevalsa la preoccupazione ideologica. Si è così arrivati a parlare di "intellettuale organico", costruito su misura della società senza spazi di trasgressione. Non fa meraviglia questo orientamento se l'antica sapienza confuciana aveva teorizzato la cosiddetta "rettifica dei nomi", ossia l'educazione al "ruolo sociale" (3), considerando la soggettività fonte di conflittualità e di disordine. Anche in Occidente però il predominio delle grandi sintesi interpretative (ideologie) e delle scienze positive hanno ridotto i margini del soggettivo (4), riservando la ricerca innovativa ad alcune élites altamente specializzate.
Nella nuova stagione culturale, che viviamo, è ritornata prepotente l'esigenza della ricerca, della creatività, quali espressioni di libertà e di democrazia. Si è consolidata così l'idea di una scienza sempre da scoprire e di una società che ha bisogno della fantasia di tutti per rispondere alle esigenze quotidiane (5). Per questo oggi nelle scuole italiane i ragazzini sono introdotti fin dai primi anni alla espressione libera e alla scoperta del sapere attraverso forme di indagine conoscitiva, più che attraverso l'apprendimento di barbose esposizioni. C'è anzi la convinzione crescente che il tipo di comunicazione cattedratica si isterilisca progressivamente proprio perché le persone, abituate al messaggio televisivo persuasivo e carico di coinvolgimento in forza dell'uso dei toni emotivi, non sono più in grado di seguire disquisizioni teoriche e razionali. Nasce quindi l'esigenza di metodi espositivi nuovi che, se non sono ricerca o stimolo alla creatività, almeno di queste sono simulazione (metodi attivi).
Il nostro compito è ora quello di prendere in esame le iniziative didattiche sorte negli ultimi vent'anni per le persone adulte e anziane e vedere se corrispondano o meno a questa esigenza attiva e creativa. È in questa linea che si colloca il tema "la ricerca: autopromozione, creatività e partecipazione". Vediamo anzitutto la situazione esistente, per soffermarci sul valore della ricerca e della creatività e concludere problematicamente su possibili progetti futuri delle Università della terza età.
1. Università e ricerca
A prescindere dalle prospettive sopra indicate, l'Università degli studi in Occidente è stata in genere legata alla ricerca, in quanto non aveva senso preparare specialisti senza offrire loro metodologie e strumenti per diventare protagonisti della scienza. Le stesse tesi di laurea, pur con tutti i limiti del caso, sono espressione di questa esigenza.
Le Università della terza età hanno mutuato il nome dalle Università degli studi, essendo nate in Francia come apertura dell'Università statale alle persone anziane. Tuttavia, nonostante che il loro fondatore Pierre Vellas insistesse sulla necessità di inserire in esse la ricerca applicata (6), esse hanno imboccato la strada più facile, forse l'unica possibile, quella dei corsi didattici, spesso rivolti a un numero ingente di ascoltatori. La situazione non ha avuto esiti migliori in Italia dove queste istituzioni sono state promosse per la quali totalità da gruppi di volontariato, con scarsi mezzi a disposizione (7). Se nel nostro Paese le Università della terza età hanno il pregio di essere legate al territorio e di rispondere alle esigenze degli utenti, indubbiamente soffrono di progettualità e di stimoli alla ricerca. Forse per questo, a distanza di anni, in alcuni luoghi oggi si registra un calo di utenti. Si tenga presente che proprio per tale motivo in anni passati erano entrate in crisi le Università popolari, organizzate per fornire informazioni necessarie all'aggiornamento del ceto popolare, al fine di migliorarne la condizione di vita.
Esperienze significative sono presenti invece in alcune Università della terza età nel settore della creatività. In molte istituzioni italiane per adulti ed anziani si tengono laboratori di grafica, pittura, ceramica e da qualche anno cori e gruppi di drammatizzazione. L'entusiasmo con cui questi laboratori sono frequentati e i risultati ottenuti sono conferma della loro validità. Le mostre alla fine dei corsi e i saggi finali organizzati dalle Università stesse sono una prova dei lavori eccellenti prodotti.
Possiamo dire altrettanto per quanto riguarda la ricerca? Dobbiamo riconoscere che la risposta è negativa, essendo le pochissime esperienze realizzate o espedienti didattici oppure collaborazione alle ricerche promosse da altri. Anzi scarsa ancora è la letteratura scientifica che comprovi la possibilità stessa di introdurre questo settore nelle Università della terza età, anche se alcuni saggi recenti sono decisamente positivi al riguardo (8). È per questo che l'argomento va dibattuto in vista di esperienze successive. Si potrebbe ipotizzare però che la ricerca, ancor più della creatività, sia consona alle esigenze delle persone mature, le quali hanno acquisito nella vita un realismo pratico, che fa della creatività stessa una forma di innovazione più che una libera esercitazione estetica.
Quando parliamo di ricerca che cosa intendiamo dire? Quali settori possono rientrare in essa? La parola ricerca è legata al ritrovare qualcosa che si è perduto o che non è ancora conosciuto, ma presente nella realtà o nella storia in cui si vive. Di qui il significato che il termine assume nell'ambito degli studi di ritrovamento di un reperto storico-culturale o di nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche. La ricerca pertanto si configura in due grandi filoni: quello scientifico propriamente detto e quello storico-culturale. Nel primo, cioè quello scientifico-tecnico, il ricercatore osserva e scopre determinate leggi che sottostanno ai fenomeni e che consentono la riproduzione del fenomeno osservato. Nel secondo, cioè quello storico-culturale, il ricercatore affonda la sua conoscenza sull'uomo e sulla storia per una interpretazione delle manifestazioni individuali e collettive e per evidenziare le linee di civiltà sottostanti, che sono il patrimonio dell'umanità. La ricerca però oggi non è un fatto individuale, date le proporzioni gigantesche dei fenomeni oggetto di indagine, fra loro interdipendenti. Essa richiede quindi équipes di ricercatori coordinati, con ruoli diversi. C'è chi progetta il lavoro, chi lo organizza, chi svolge l'attività sul campo, chi raccoglie i dati e chi li interpreta. Questa articolazione non raramente richiede collaborazioni fra istituzioni diverse, spesso a livello internazionale, proprio per arrivare a conclusioni soddisfacenti. Va notato come, nonostante questa collaborazione, i risultati non siano poi mai ritenuti definitivi, per la consapevolezza acquisita dall'uomo dei suoi limiti (9).
In quale settore della ricerca è possibile l'inserimento delle Università della terza età? Prima di rispondere a tale interrogativo, preferiamo soffermarci sul rapporto persona adulta/anziana e ricerca.
2. Persona adulta/anziana e ricerca
Viviamo in tempi di grande omologazione culturale, per la presenza invadente e pervasiva dei mass-media, carichi di suggestività. Si crede di partecipare e ci si accorge di essere strumentalizzati. Il guaio è che ciò avviene contemporaneamente per tutte le persone, con l'annullamento del confronto critico e l'isolamento della persona divergente. Una sofferenza per questa situazione si manifesta in coloro che sono emarginati dai flussi produttivi, a cui si ispira la comunicazione di massa. Occorre quindi in queste persone ridestare, a fini pedagogici, la passione di andare oltre le cose attraverso la consapevolezza della realtà e di diventare stimolo critico per gli altri.
La ricerca si configura così sulla linea della liberazione e dell'autopromozione e quindi si ricongiunge in qualche modo alla creatività. È noto che la terza età, secondo alcuni studiosi, è l'età della piena realizzazione in libertà. Ecco perché in essa la ricerca, intesa nel senso indicato, diviene essenziale per superare le dipendenze. Una Università della terza età senza di essa rischierebbe di diventare una nuova forma, anche se raffinata, di dipendenza, una falsa risposta a un vero bisogno.
La creatività in queste istituzioni va indubbiamente incoraggiata e stimolata. Eric Fromm scriveva: "Essere creativi significa considerare tutto il processo vitale come un processo della nascita e non interpretare ogni fase della vita come una fase finale. Molti muoiono senza essere nati completamente. Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire. (...) Educare alla creatività significa educare alla vita" (10). Alla pari però è indispensabile sviluppare la ricerca, che può portare a livello di coscienza e di significati l'esperienza personale. Se parliamo di liberazione è indispensabile imparare a vivere la quotidianità in forma responsabile. Si potrebbe dire allora che ricerca e creatività devono convivere, armonizzarsi, l'una essere in funzione all'altra. Per questo, a nostro parere, la creatività nell'anziano si configura come innovazione (11). Il bambino gioca, crea, distrugge in un gioco continuo di fantasia, attraverso il quale sperimenta se stesso. L'adulto e l'anziano no. Essi hanno alle spalle una vita lavorativa, attraverso la quale hanno imparato a produrre e a migliorare la vita. Ecco perché in loro la creatività si coniuga con un senso del realismo, con il miglioramento delle condizioni di vita, in una parola con l'innovazione. Sono noti a tutti l'occhio spento dell'anziano, a cui si dà tutto tranne la gioia di essere utile e di essere riconosciuto come soggetto, e l'anziano creativo che attinge dall'incoraggiamento e dall'apprezzamento ricevuti sempre nuovi stimoli per migliorare la società.
In questa linea sono particolarmente efficaci gli approfondimenti di Max Weber sul rapporto circolare fra carisma innovativo e razionalizzazione, dove l'innovazione si traduce in modelli pratici di esistenza e dove la realtà postula nuove proposte innovative per non diventare disumana (12). In questo senso la creatività non è gioco di fantasia ma trasformazione della realtà. Sappiamo come il progressivo dominio della natura e la capacità espressiva facciano della persona un soggetto attivo, che non si arrende e sa interagire con gli altri e con le situazioni. È in questi stimoli che essa riceve il segreto della sua capacità innovativa, che prima di essere esteriore è interiore. Ogni stimolo infatti è rielaborazione di sé e invito a una riprogettazione di sé attraverso l'innovazione (13).
Ci sembra quindi di poter affermare che la creatività senza la ricerca, che àncora la persona al reale, diventa esercitazione sterile. L'adulto e l'anziano sono persone nelle quali la motivazione occupa un posto centrale, anche nell'attività creativa stessa. Possiamo perciò concludere questo paragrafo affermando che la ricerca nelle persone adulte e anziane si configura come creatività incarnata o situata, come innovazione della qualità della vita e quindi come l'educazione ad essa divenga una delle forme educative più utili.
3. Ricerca e vita sociale
Vorremmo soffermarci ora su un altro termine del titolo, quello di "partecipazione". Si accennava precedentemente come il sentirsi esclusi o inutili diventi causa di frustrazione e di solitudine e in definitiva mancanza di libertà. È noto che l'uomo si sviluppa attraverso la relazione sociale, dalla quale provengono stimoli allo sviluppo e insieme aperture alla vita sociale. Dal gruppo si ricevono materiali di rielaborazione psicologica ed insieme riconoscimenti.
La relazione sociale però non può essere unidirezionale. Richiede una interazione fra due soggetti. E' interessante osservare come, in tempi di grandi omologazioni sociali, molti messaggi non siano recepiti se non si riesca in qualche modo, magari in forma illusoria come nella pubblicità, a rendere partecipe l'utente. La partecipazione quindi si colloca sulla linea dell'inserimento sociale delle persone, alle quali dev'essere riconosciuto uno spazio ed insieme una utilità sociale (14).
La ricerca così acquista un significato nuovo, non di fine a se stessa, ma di utilità sociale con la valorizzazione della persona. Si potrebbe dire che la prospettiva sociale finalizza la ricerca stessa. Questa dimensione può configurarsi in due prospettive, all'interno nello svolgimento della ricerca stessa e all'esterno nella socializzazione dei risultati. Nel primo caso un individuo lavora in una équipe con un compito specifico e vede necessario il proprio contributo agli altri per il raggiungimento degli scopi comuni. Oggi risulta sempre più necessaria nell'attività di ricerca la presenza di persone che mantengano in qualche modo i collegamenti con la vita reale. Si comincia a dubitare infatti di ricerche fatte solo a tavolino, senza richiami continui alla finalizzazione di esse. Nel secondo caso la ricerca offre i suoi risultati innovativi alla vita quotidiana e quindi si inserisce in una rete relazionale, interagendo con i problemi e offrendo a questi alcune risposte.
Non vi è dubbio allora che la ricerca, intesa non solo come risposta nuova a bisogni emergenti ma anche come trasmissione di civiltà per l'umanizzazione della vita, può diventare partecipazione alla vita sociale. Si pensi all'attuale società senza memoria e all'apporto che in essa può venire da chi svolge una ricerca di tipo storico-culturale, per l'acquisizione di criteri interpretativi della realtà e per il processo di civiltà (15).
4. La ricerca nelle Università della terza età
Dalle considerazioni presentate risulta importante introdurre la ricerca nelle Università della terza età. È noto come le Università medievali fossero associazioni di studenti e professori uniti nella ricerca della verità. Questo modello antico sembra essere particolarmente attuale nella formazione di persone che alle spalle hanno un bagaglio di esperienze da armonizzare e da interpretare nel quadro di una sintesi globale dove manualità e speculazione, scienze positive ed elaborazione intellettuale, esperienza di vita e significati si illuminano a vicenda.
La ricerca anzi è complementare all'attività didattica, se si vuole favorire nelle persone l'autonomia (liberazione), il senso critico (coscientizzazione) e l'inserimento sociale (socializzazione). Sono queste infatti le aspettative emergenti nelle ricerche fatte tra i frequentanti delle Università della terza età (16).
Una considerazione preliminare, non data per scontata dagli studiosi, è di sapere se è possibile la ricerca nell'età avanzata. In genere essa è tipica dei giovani impegnati a dimostrare scientificamente le loro capacità ai fini della carriera accademica e degli adulti ai quali vengono affidate particolari indagini con l'utilizzo di relativi mezzi economici. È possibile pensare a persone in pensione dedite alla ricerca? Di quali mezzi possono usufruire, non essendo più inserite nelle Università o nei centri di ricerca?
Anzitutto è interessante osservare come studi recenti confermino da un lato la presenza di possibilità inedite di creatività anche nell'età avanzata, dall'altro la capacità di ricerca delle persone anziane. Se a tarda età viene meno l'aggressività, subentra però la capacità di andare in profondità (17). Romano Guardini scriveva che per l'anziano "Ogni cosa è più di ciò che è a prima vista. Si arriva a pensare che il mistero faccia parte della chiarezza, che esso costituisca la profondità che l'esistente deve avere per non diventare un'illusione; che l'essere sia fatto di mistero: le cose, gli avvenimenti, l'intero evento che si chiama 'vita'" (18). Caratteri peculiari della persona anziana sono infatti la pazienza, la diligenza, l'esperienza, la ricerca della sintesi, la capacità di ricondurre il particolare all'universale.
Possiamo dire quindi che la ricerca tecnico-scientifica è senz'altro possibile ed è caratterizzata nell'anziano da alcuni aspetti complementari a quella svolta in altre età. Con questo non vogliamo sottovalutare le differenziazioni presenti fra persona e persona, fra chi da sempre si è dedicato alla ricerca e chi si apre al settore per la prima volta (19). Ci sembrano tuttavia a tale proposito più congeniali all'anziano certi ruoli all'interno di équipes di ricercatori per completare la ricerca con il richiamo continuo alla sua utilizzazione sociale, attraverso quella che sopra abbiamo indicato come partecipazione interna.
Più adatta invece, a nostro parere, è per l'anziano la ricerca nel settore storico-sociale e nel versante delle scienze umane e sociali. La vita, l'esperienza, la condizione di libertà in cui si trova a vivere, lo abilitano a una lettura in profondità di ciò che riguarda l'uomo e la vita di relazione. A tale proposito sono pregevoli alcuni risultati di ricerche psicologiche in profondità attuate da persone anziane (20) ed ancor più l'impegno di anziani in quella che viene chiamata la "codificazione culturale" (21). È noto come la civiltà sia quasi una trasmissione "genetica" della cultura in evoluzione e come richieda persone capaci di assumere i valori antichi per interpretare con essi i fenomeni nuovi, lasciando cadere le forme superate. Alcune esperienze recenti dell'Università adulti/anziani di Vicenza e delle sue dieci sedi collegate dimostrano come sia possibile coinvolgere i corsisti in iniziative di scoperta, studio, catalogazione, presentazione e conservazione dei beni culturali, delle arti e mestieri, dei problemi nuovi relativi alla qualità della vita (inquinamento, stili di vita, salute, ecc.). È questa una ricerca congeniale alle persone adulte e anziane, possibile nelle Università della terza età ed estensibile a tutti. Credo che da questa ricerca possano nascere musei antropologici, presenze significative di cultura sul territorio per la promozione di iniziative attente alla qualità della vita, stimolanti la vita relazionale radicata sul senso di appartenenza ed insieme sull'attenzione al rispetto dei diritti umani e dei popoli. Ci piace osservare come in questa ricerca sia sulle scienze umane e sociali sia nel processo che abbiamo chiamato di "codificazione culturale", le persone agenti siano le prime beneficiate, proprio perché la ricerca si trasforma in stimolo a una continua maturazione della persona.
In questo modo la ricerca stessa si fa autoformazione, innovazione sociale o creatività incarnata, partecipazione. Essa perciò può diventare essenziale a un progetto di formazione degli adulti e degli anziani e può completare una didattica espositiva, che se isolata, diviene una nuova forma di dipendenza.
5. Una risposta sociale
Molti autori affermano che la nostra generazione ha la possibilità di sperimentare per la prima volta quella che viene chiamata terza età (22). A differenza del passato, quando la vita per la maggioranza si concludeva qualche anno dopo il termine della vita lavorativa, oggi la gran parte delle persone dispone di un arco di tempo nel quale può progettare liberamente la propria esistenza. È l'età della realizzazione, negata nella prima età protesa alla formazione futura e nella seconda età costretta a vivere dentro schemi coercitivi della produzione e della società. La nostra generazione quindi viene ad esprimere un modello di terza età che le generazioni future forse assumeranno come proprio.
Quale terza età vogliamo esprimere? È questo il grande interrogativo che oggi si pone alle Università della terza età. Vogliamo una terza età che si spreca nell'appagamento immediato e nel consumo di beni oppure che si realizza con un contributo specifico alla società di tutti? Se si considera la sofferenza degli anziani per una insignificanza sociale, la soluzione non può essere che la ricerca di un più incisivo ed originale loro ruolo sociale (23). Del resto la prospettiva del progressivo invecchiamento della popolazione e della sproporzione crescente fra popolazione attiva e popolazione passiva induce a ricercare un nuovo patto di solidarietà fra le generazioni, nel quale non si vantino tanto diritti acquisiti, quanto si riconoscano vicendevolmente ruoli specifici. La ricerca quindi si inquadra in queste problematiche più ampie e si pone in funzione di un nuovo patto di solidarietà fra le generazioni (24).
Ci piace concludere con un passo di Romano Guardini, nel quale si indica la complementarietà sociale degli adulti e degli anziani. "Ci sono - egli scrive - due tipi di efficacia: quella della dynamis immediata, che è la forza con cui si controlla e si organizza (...). Ma man mano che egli (l'uomo) diventa vecchio, la dynamis s'affievolisce (...). Egli non diventa attivo, bensì irradia. Non affronta con aggressività la realtà, non la tiene sotto stretto controllo, non la domina, bensì rende manifesto il senso delle cose" (25).
Ci chiediamo se nell'attuale società violenta e disgregata non sia necessaria la presenza attiva di persone anziane, accettate e riconosciute come indispensabili per la qualità della vita. Studio e ricerca però sono gli strumenti per aiutare queste persone ad essere consapevoli del loro ruolo sociale per rendere più umana la società.
NOTE
1. Secondo Ernst Cassirer il "simbolo" sottende il pensiero relazionale (CASSIRER E., Saggio sull'uomo. Introduzione ad una filosofia della cultura umana, Armando, Roma, 19723, p. 99).
2. Cfr. DAL FERRO G., Creatività e vita anziana, in AA.VV., Creatività nell'anziano, Atti 4° Convegno Federuni Vicenza 13-16 giugno 1985, Rezzara, Vicenza, 1986, p. 12.
3. Cfr. CORRADINI P., (v.) Confucianesimo, in MELIS G.-DEMARCHI F. (a cura di), La Cina contemporanea, Paoline, Roma, 1979, p. 239.
4. Cfr. BERTI E., Le vie della ragione, Il Mulino, Bologna, 1987, pp. 17-54.
5. "Più che un sistema di credenze - scrive Karl R. Popper - la scienza può essere considerata un sistema di problemi; e per sistema di problemi, l'accettazione in via ipotetica, di una teoria o di una congettura significa poco o niente più che la teoria è considerata degna di critiche ulteriori" (POPPER K.R., Scienza e filosofia, Einaudi, Torino, 1969, p. 149).
6. Cfr. VELLAS P., La ricerca applicata sugli anziani, in DAL FERRO G. (a cura di), Sviluppo culturale nella vita anziana, Rezzara, Vicenza, 1984, pp. 131-138.
7. Cfr. DAL FERRO G., Le Università della terza età. Finalità - organizzazione - risultati, Rezzara, Vicenza, 1992, pp. 117-125.
8. "Non è né la riduzione del complesso delle conoscenze né la mancanza di ricordo ciò che caratterizza il declino psichico dell'anziano, ma la perdita della capacità di utilizzazione produttiva delle conoscenze acquisite" (NYIRÖ G.Y., Intellectual activity in old age, in "International Conference of Gerontology", Hungarian Academy of Sciences, Budapest, 1975).
9. "Il fatto che per ogni problema esiste sempre un'infinità di soluzioni logicamente possibili, è uno dei fattori decisivi di tutta la scienza; è una delle cose che fanno della scienza un'avventura così eccitante" (POPPER K.R., Scienza e filosofia..., p. 152).
10. FROMM E., L'atteggiamento creativo, in ANDERSON H.H. (a cura di), La creatività e le sue prospettive, La Scuola, Brescia, 1972, pp. 70 ss.
11. Sull'evoluzione del concetto di creatività si può vedere DAL FERRO G., Creatività e vita anziana..., pp. 13-17.
12. Cfr. ivi, pp. 17-21.
13. La creatività, secondo Mario Mencarelli, è la tutela dell'autenticità dell'uomo, che è dignità, originalità, potenzialità. Questo è possibile attraverso tre grandi processi educativi: l'autonomia funzionale, la conoscenza critica, la libertà responsabile (cfr. MENCARELLI M., Creatività e valori educativi. Saggio di teleologia pedagogica, La Scuola, Brescia, 1977, pp. 62-88).
14. Cfr. DAL FERRO G., La partecipazione sociale: condizioni e modelli, in "Talis" (Third Age Learning International Studies), 5/1995, pp. 9-16.
15. Cfr. WEIL S., Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale, Adelphi, Milano, 1983, pp. 127-130.
16. Cfr. DAL FERRO G., Le Università della terza età: chi le frequenta e perché. Tre ricerche sociologiche fra i corsisti nell'Università adulti/anziani del Vicentino negli anni 1994 e 1995, Rezzara, Vicenza, 1995, pp. 33-45.
17. Roberto Tassi, parlando dell'anziano, sottolinea la sua capacità di profondità: "Toccare il fondo delle cose, degli atti, dei sentimenti, dare il senso in questa direzione del non finito, creare nell'opera una dimensione verticale fino a un punto dove i significati si confondono e oscurano per una eccessiva molteplicità, affacciarsi a una specie di abisso vertiginoso e darne il corrispettivo nell'opera" (TASSI R., Introduzione, in ANTONINI F.-MAGNOLFI S., L'età dei capolavori. Creatività e vecchiaia nelle arti figurative, Marsilio, Venezia, 1991. p. X).
18. GUARDINI R., Le età della vita. Loro significato educativo e morale, Vita e Pensiero, Milano, 1986, p. 78.
19. "Per cogliere in tutti i suoi aspetti un fenomeno complesso e, sotto certi aspetti, affascinante come l'invecchiamento umano, è necessario anzitutto partire dalla costatazione che in nessun'altra fase della vita si assiste a una divaricazione tanto importante nei destini dei singoli individui" (ANTONINI F.-MAGNOLFI S., L'età dei capolavori..., p. 15).
20. Cfr. MORETTI VARILE TH., Implicazione dell'anziano nella ricerca sull'anziano, in Atti del 3° Congresso Atte Lugano 3/5 ottobre 1994, Lugano, 1994, pp. 46-59.
21. Secondo Thomas Berry, la codificazione culturale è "una riattivazione della vita entro i ritmi sempre rinnovantesi del mondo naturale, ma con un sostanziale, sebbene raffinato, uso della scienza e della tecnologia e con alto livello di comunione emozionale, estetica, spirituale con il mondo naturale" (BERRY TH., Gli anziani: il loro ruolo creativo nella comunità, in AA.VV., Gli anziani oggi "per una terza età attiva e creatività", Dehoniane, Napoli, 1981, p. 71).
22. Cfr. LASLETT P., Una nuova mappa della vita. L'emergere della terza età, Il Mulino, Bologna, 1992, pp. 35-38.
23. Cfr. DAL FERRO G., Ruolo sociale degli anziani. Ricerca psico-socio-pedagogica sulla vita anziana, Rezzara, Vicenza, 1985, pp. 75 ss.
24. Cfr. HAGMANN H.M., Le nuove età della vita: per un nuovo contratto di solidarietà tra le generazioni, in Atti 3° Congresso Atte Lugano 3/5 ottobre 1994, Lugano, 1994, pp. 22-27.
25. GUARDINI R., Le età della vita..., p. 64.