Più interessanti sono risultati i dati dell'indagine dell'anno 1991/92 (766 questionari su 1.159). Si era chiesto loro di riflettere sul modo di leggere il giornale e su alcuni loro atteggiamenti (idee proprie, capacità di dialogo, serenità nell'assumere responsabilità) prima e dopo la frequenza all'Università. Circa il primo argomento, è risultata una diminuzione di interesse per lo sport e la moda (dal 24,54% al 18,67%) e per la cronaca (dal 62,40% al 52,61%) ed un interesse maggiore per le pagine della cultura (dal 50,13% al 65,79%), dell'economia (dal 15,53% al 25,58%), della politica internazionale (dal 16,18% al 22,58%), della politica nazionale (dal 44,25% al 50,13%). Circa gli atteggiamenti sociali i risultati sono stati ancora più interessanti. La capacità di giudizio e di idee proprie prima dell'Università era nulla per il 2,08% e poco per il 31,33%. Dopo la frequenza dell'Università il per nulla si è ridotto al 0,65% e il poco a 4,43%. La seconda domanda sulla capacità di dialogo era stata ben specificata nel questionario, definendo il dialogo come "saper ascoltare e poi dire il proprio parere senza imporlo" e limitando l'analisi al dialogo con i giovani su temi conflittuali, quali la politica e la religione. I risultati hanno confermato i precedenti: prima dell'Università ritenevano di non avere alcuna capacità di dialogo 1,83% e poco il 31,33%; dopo la frequenza all'Università il per nulla si è ristretto al 0,39% e il poco a 4,83%. La terza domanda sulla serenità nell'assumere compiti con responsabilità (si noti l'impegno della cosa) ha dato i seguenti risultati: prima dell'Università il per nulla era del 6,78% e il poco del 27,28%; dopo la frequenza all'Università il per nulla si è ridotto al 2,35% e il poco al 10,44%. Sarebbe interessante analizzare anche le risposte positive, dove il "molto" per la capacità di giudizio è passato dal 7,18% al 22,32%, per la capacità di dialogo dal 7,83% al 23,10%, per la serenità nell'assumere impegni dal 7,05% al 15,93%. Credo che i dati riportati indichino come le finalità dell'Università abbiano trovato una conferma. Si dirà che c'è una tendenza a giudicare positivamente se stessi. Ciò però vale per ogni inchiesta psico-sociale. In ogni caso, per assurdo, è già positivo che le persone abbiano migliorato il giudizio su se stesse, essendo ciò premessa indispensabile dell'attività sociale (cfr. DAL FERRO G., Le Università della terza età..., pp. 75-84).
I risultati infine dell'anno 1992/93 (883 questionari su 1.300) riguardavano l'uso dei mass-media, partendo dall'ipotesi dello squilibrio esistente nella società per una inadeguata cultura riflessa. Dall'indagine è emerso come i corsisti sono diventati esigenti nella scelta dei programmi televisivi, per cui rifiutano le telenovelle, gli spettacoli a premio, i varietà. Sono attirati invece dai telegiornali e dall'attualità (89,69%) e dai documentari di cultura (66,48%). Sono scelte senza dubbio diverse dalla media nazionale che registra per il telegiornale una utenza del 72,3% e per i documentari di cultura del 26,6%. Circa la lettura del quotidiano, il solo 6,68% non lo legge, mentre l'85,38% lo legge sempre o qualche volta alla settimana e ad esso dedica fino ad un'ora (51,08%) o anche due (23,22%). Circa la lettura dei libri, si nota un incremento consistente (cfr. DAL FERRO G., Uso dei mass-media nell'età adulta. Ricerca fra i corsisti nell'Università adulti/anziani di Vicenza 1993, Rezzara, Vicenza, 1993).