Teresa e Marianna Caldonazzo


Teresa, nata: 1819, morta: 1897 Marianna, nata 1821, morta: 1891


 Kurzbiografie

I LORO BENI PER I GIOVANI

Teresa e Marianna Caldonazzo, benemerite e pie signore vicentine, vissute nel secolo scorso, sono le fondatrici del patronato Leone XIII, piccola città del bene che ha già festeggiato i cento anni di vita. Nate l'una nel 1819, l'altra nel 1821, ultime di quattordici figli di Antonio Caldonazzo e Angela Baretta, Teresa e Marianna appartenevano a una notabile famiglia vicentina. Per parte di madre erano imparentate con il poeta abate Giacomo Zanella e con Alessandro Rossi di Schio, industriale, deputato e senatore. La famiglia abitava in Santo Stefano dove possedeva due case. Non c'è notizia di un'arte o professione esercitata dai Caldonazzo, probabilmente vivevano di rendita, come si legge nell'opera ad essi dedicata da Sebastiano Rumor (1), biografo della famiglia. Ma Antonio, padre di Teresa e di Marianna, non solo non aveva alcuna professione, ma non era neppure un buon amministratore della propria fortuna. Infatti lo zio Nicola Lago, che apparteneva ad una rinomata famiglia di industriali di stoffe di seta, morendo nel 1831, "aveva lasciato eredi della sua cospicua fortuna i pronipoti e non Antonio, facendo loro obbligo di mantenere con ogni decoro il genitore, ma di non devolvere i beni ereditati per soddisfare i debiti paterni" (2). Poco dopo morì anche Antonio, preceduto nella tomba dalla moglie, scomparsa ancor giovane nel 1821.
I fratelli Caldonazzo e in particolare il primogenito Giovanni Domenico, riacquistata l'agiatezza con l'eredità Lago, si distinsero per numerose iniziative benefiche. Solo due si erano sposati, Giandomenico e Chiara ma non avevano avuto figli. Ultime superstiti della grande famiglia furono Teresa e Marianna che con le loro donazioni permisero la fondazione a Vicenza di un patronato per l'educazione e l'istruzione dei fanciulli, realizzando un programma comune a tutti i fratelli: fare del bene agli altri.
Marianna, debole e sofferente sin dalla prima età è costretta a passare la sua giornata "fra letto e lettuccio" come scrive il biografo (3) dedicò tutta se stessa all'amore verso Dio e verso i poveri. Le sue mani lavoravano per gli sventurati che a Lei ricorrevano e per il decoro del culto divino, mentre la sua mente era occupata in intimi colloqui con Dio. Morì il 30 settembre 1891. Pochi anni prima Teresa e Marianna avevano messo a disposizione i fondi per l'acquisto degli immobili per il nuovo istituto: una casa con orto posta in luogo idoneo sulla riva destra del Bacchiglione, quasi al centro della città. Delle due sorelle "due buone signore di qui" e della loro intenzione "di concorrere a stabilire una casa dove potessero raccogliersi i figli del popolo che vengono licenziati dagli asili d'infanzia" (4) scrive il vescovo di Vicenza Antonio Maria De Pol in una lettera indirizzata a Leonardo Murialdo, rettore della Congregazione di S. Giuseppe di Torino, invitandolo ad accettare la direzione di questo benefico futuro istituto.
Con l'intervento diretto del Vescovo acquistava concretezza il progetto di Teresa e Marianna Caldonazzo. In un primo tempo si era pensato di affidare l'istituzione ai Salesiani ed a questo scopo l'esecutore della volontà delle sorelle Eugenio Panizzoni amministratore della famiglia assieme a Don Giovanni Maria Gennari, parroco di Santo Stefano e consigliere delle benefattrici, al notaio Gaetano Bottazzi, parente dei Caldonazzo, si era recato a Torino nella speranza di ottenere da Don Giovanni Bosco il suo consenso alla proposta, ma fu proprio il Santo ad indirizzare ed a presentare i tre vicentini al Murialdo il quale era già stato nel Veneto e a Venezia aveva istituito nel 1882 il patronato intitolato a Pio IX.
Fra le sorelle Caldonazzo da una parte, il vescovo De Pol e i membri di una Commissione amministrativa all'uopo costituita dall'altra, fu firmato il 19 novembre 1889 "una Convenzione nella quale si richiamano le donazioni di fondi per l'acquisto di beni per l'erigendo patronato", le finalità del nuovo istituto intese dalle donatrici, la scelta dei padri Giuseppini di Torino per la direzione. In particolare circa le finalità è detto che con la loro donazione le sorelle Caldonazzo "intesero gettare le basi alla effettuazione di un progetto vagheggiato dal compianto benemerito loro fratello Giovanni Domenico e degli altri loro fratelli e sorelle passati a vita migliore, cioè la fondazione di un Istituto di Beneficenza destinato a provvedere di cristiana e cattolica educazione e di vitto e vestito coi metodi adottati negli asili di carità per l'infanzia e nella misura permessa dai mezzi che saranno disponibili, i poveri figli del popolo che, usciti dai detti asili, si trovano abbandonati alla scuola del trivio e quindi dell'ozio e del vizio data a parità di condizione la preferenza a quelli della Parrocchia di Santo Stefano". E subito dopo è detto che "a questo scopo interpellarono Sua Eccellenza Reverendissima mons. Vescovo ed assicuratesi del suo beneplacito elessero gli Artigianelli di San Giuseppe ora esistenti a Torino e a Venezia come i più opportuni alla direzione dell'Istituto" (5). L'inaugurazione del nuovo complesso, che venne intitolato patronato Leone XIII in omaggio al Papa che allora reggeva la Chiesa, e l'ingresso del suo primo direttore avvennero il 30 settembre 1890.
Teresa rimasta sola dopo la morte di Marianna fece prosperare con nuove beneficenze l'Istituto tanto da meritarsi il nome di madre da parte di molti giovani. In data 12 aprile 1893, a causa dell'età avanzata, rimise alla Commissione amministrativa presieduta dal Vescovo ogni responsabilità per la conservazione e la buona amministrazione del patronato. Il documento conferma ancora una volta la generosità della famiglia Caldonazzo ed in particolare di Teresa la quale, passata a miglior vita la sorella Marianna , "assunse ogni ingerenza per sostenere tutte le spese relative al ristauro ed incremento del medesimo (patronato), all'ammobigliamento dell'abitazione dei Reverendi Padri delle Scuole e dell'Oratorio, alla fornitura delle biancherie da tavola e da letto, agli assegni pei Maestri, agli attrezzi pei giuochi e divertimenti ed a quanto altro fosse domandato" (6).

Devota al pastore della diocesi, ma anche saggia amministratrice, Teresa volle che il patronato fosse affidato al Vescovo in modo che avesse una direzione unitaria come si può dedurre dalla lettera indirizzata al successore di De Pol, Antonio Feruglio in data 11 marzo 1894.
"Eccellenza Reverendissima. Desiderosa, prima che il buon Dio a sé mi chiami, di veder compiuta e ben stabilita sopra solide basi l'opera del patronato Leone XIII ripeto il mio desiderio e confermo la volontà altre volte manifestata che cioè l'opera suddetta sia interamente affidata a S.E. Rev.ma mons. Vescovo affinché sotto la sua autorità tutto abbia a procedere bene e l'opera s'abbia presto quello sviluppo che a Dio piacerà dare". (7)
La generosità di Teresa Caldonazzo , annota ancora il biografo (8) non si limitò al patronato Leone XIII, ma fu rivolta ad altri istituti cittadini, quali Santa Chiara, la Casa della Provvidenza, la società San Vincenzo de' Paoli. Né si accontentò di beneficare i poveri, ma consacrò la sua opera a procurare maggior decoro alle chiese. A Santa Caterina donò l'area e il fabbricato per la sacrestia e luoghi accessori, a Santo Stefano diede modo di innalzare la grande cupola e di erigere dalle fondamenta la nuova sacrestia e il sovrapposto oratorio attigui alla Chiesa, come tuttora testimonia una iscrizione fatta incidere nel marmo e conservata nel piccolo atrio adiacente alla sacrestia. Teresa morì il 29 settembre 1897 e con lei si spense la famiglia Caldonazzo.
"L'avvenire", bollettino del patronato per i giovani operai, annunciò la sua morte con queste affettuose parole: "Teresa Caldonazzo la grande benefattrice dei poveri la generosa fondatrice del nostro patronato, colei che i giovani nostri chiamano con il dolce nome di madre, fu strappata al nostro affetto e alla nostra riconoscenza da crudele morbo il mattino del 29 settembre dopo lunga e dolorosa malattia" (9).
Il nome delle sorelle Caldonazzo si legge ora nei documenti di archivio, in qualche lapide, nella cappella di famiglia del nostro Cimitero, nelle pagine dello storico Giovanni Battista Zilio. Teresa e Marianna sono figure lontane, figure d'altri tempi, d'altri mondi. Ma la loro testimonianza, fatta di opere e di amore, conserva intatto il fascino della donazione generosa, un atto tanto importante anche ai nostri giorni per la sopravvivenza di benefici Istituti.
Il Consiglio comunale di Vicenza con deliberazione del 28 novembre 1958 (10) intitolò una via ai fratelli Caldonazzo, additandoli alla riconoscenza cittadina.



Translation of a text written in Italian by the members of U3A Vicenza

Bild: www.uni-ulm.de

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