I LORO BENI PER I GIOVANI
Teresa e Marianna Caldonazzo, benemerite e pie signore vicentine, vissute
nel secolo scorso, sono le fondatrici del patronato Leone XIII, piccola
città del bene che ha già festeggiato i cento anni di vita.
Nate l'una nel 1819, l'altra nel 1821, ultime di quattordici figli di Antonio
Caldonazzo e Angela Baretta, Teresa e Marianna appartenevano a una notabile
famiglia vicentina. Per parte di madre erano imparentate con il poeta abate
Giacomo Zanella e con Alessandro Rossi di Schio, industriale, deputato
e senatore. La famiglia abitava in Santo Stefano dove possedeva due case.
Non c'è notizia di un'arte o professione esercitata dai Caldonazzo,
probabilmente vivevano di rendita, come si legge nell'opera ad essi dedicata
da Sebastiano Rumor (1), biografo della famiglia. Ma Antonio, padre di
Teresa e di Marianna, non solo non aveva alcuna professione, ma non era
neppure un buon amministratore della propria fortuna. Infatti lo zio Nicola
Lago, che apparteneva ad una rinomata famiglia di industriali di stoffe
di seta, morendo nel 1831, "aveva lasciato eredi della sua cospicua fortuna
i pronipoti e non Antonio, facendo loro obbligo di mantenere con ogni decoro
il genitore, ma di non devolvere i beni ereditati per soddisfare i debiti
paterni" (2). Poco dopo morì anche Antonio, preceduto nella tomba
dalla moglie, scomparsa ancor giovane nel 1821.
I fratelli Caldonazzo e in particolare il primogenito Giovanni Domenico,
riacquistata l'agiatezza con l'eredità Lago, si distinsero per numerose
iniziative benefiche. Solo due si erano sposati, Giandomenico e Chiara
ma non avevano avuto figli. Ultime superstiti della grande famiglia furono
Teresa e Marianna che con le loro donazioni permisero la fondazione a Vicenza
di un patronato per l'educazione e l'istruzione dei fanciulli, realizzando
un programma comune a tutti i fratelli: fare del bene agli altri.
Marianna, debole e sofferente sin dalla prima età è costretta
a passare la sua giornata "fra letto e lettuccio" come scrive il biografo
(3) dedicò tutta se stessa all'amore verso Dio e verso i poveri.
Le sue mani lavoravano per gli sventurati che a Lei ricorrevano e per il
decoro del culto divino, mentre la sua mente era occupata in intimi colloqui
con Dio. Morì il 30 settembre 1891. Pochi anni prima Teresa e Marianna
avevano messo a disposizione i fondi per l'acquisto degli immobili per
il nuovo istituto: una casa con orto posta in luogo idoneo sulla riva destra
del Bacchiglione, quasi al centro della città. Delle due sorelle
"due buone signore di qui" e della loro intenzione "di concorrere a stabilire
una casa dove potessero raccogliersi i figli del popolo che vengono licenziati
dagli asili d'infanzia" (4) scrive il vescovo di Vicenza Antonio Maria
De Pol in una lettera indirizzata a Leonardo Murialdo, rettore della Congregazione
di S. Giuseppe di Torino, invitandolo ad accettare la direzione di questo
benefico futuro istituto.
Con l'intervento diretto del Vescovo acquistava concretezza il progetto
di Teresa e Marianna Caldonazzo. In un primo tempo si era pensato di affidare
l'istituzione ai Salesiani ed a questo scopo l'esecutore della volontà
delle sorelle Eugenio Panizzoni amministratore della famiglia assieme a
Don Giovanni Maria Gennari, parroco di Santo Stefano e consigliere delle
benefattrici, al notaio Gaetano Bottazzi, parente dei Caldonazzo, si era
recato a Torino nella speranza di ottenere da Don Giovanni Bosco il suo
consenso alla proposta, ma fu proprio il Santo ad indirizzare ed a presentare
i tre vicentini al Murialdo il quale era già stato nel Veneto e
a Venezia aveva istituito nel 1882 il patronato intitolato a Pio IX.
Fra le sorelle Caldonazzo da una parte, il vescovo De Pol e i membri
di una Commissione amministrativa all'uopo costituita dall'altra, fu firmato
il 19 novembre 1889 "una Convenzione nella quale si richiamano le donazioni
di fondi per l'acquisto di beni per l'erigendo patronato", le finalità
del nuovo istituto intese dalle donatrici, la scelta dei padri Giuseppini
di Torino per la direzione. In particolare circa le finalità è
detto che con la loro donazione le sorelle Caldonazzo "intesero gettare
le basi alla effettuazione di un progetto vagheggiato dal compianto benemerito
loro fratello Giovanni Domenico e degli altri loro fratelli e sorelle passati
a vita migliore, cioè la fondazione di un Istituto di Beneficenza
destinato a provvedere di cristiana e cattolica educazione e di vitto e
vestito coi metodi adottati negli asili di carità per l'infanzia
e nella misura permessa dai mezzi che saranno disponibili, i poveri figli
del popolo che, usciti dai detti asili, si trovano abbandonati alla scuola
del trivio e quindi dell'ozio e del vizio data a parità di condizione
la preferenza a quelli della Parrocchia di Santo Stefano". E subito dopo
è detto che "a questo scopo interpellarono Sua Eccellenza Reverendissima
mons. Vescovo ed assicuratesi del suo beneplacito elessero gli Artigianelli
di San Giuseppe ora esistenti a Torino e a Venezia come i più opportuni
alla direzione dell'Istituto" (5). L'inaugurazione del nuovo complesso,
che venne intitolato patronato Leone XIII in omaggio al Papa che allora
reggeva la Chiesa, e l'ingresso del suo primo direttore avvennero il 30
settembre 1890.
Teresa rimasta sola dopo la morte di Marianna fece prosperare con nuove
beneficenze l'Istituto tanto da meritarsi il nome di madre da parte di
molti giovani. In data 12 aprile 1893, a causa dell'età avanzata,
rimise alla Commissione amministrativa presieduta dal Vescovo ogni responsabilità
per la conservazione e la buona amministrazione del patronato. Il documento
conferma ancora una volta la generosità della famiglia Caldonazzo
ed in particolare di Teresa la quale, passata a miglior vita la sorella
Marianna , "assunse ogni ingerenza per sostenere tutte le spese relative
al ristauro ed incremento del medesimo (patronato), all'ammobigliamento
dell'abitazione dei Reverendi Padri delle Scuole e dell'Oratorio, alla
fornitura delle biancherie da tavola e da letto, agli assegni pei Maestri,
agli attrezzi pei giuochi e divertimenti ed a quanto altro fosse domandato"
(6).
Devota al pastore della diocesi, ma anche saggia amministratrice, Teresa
volle che il patronato fosse affidato al Vescovo in modo che avesse una
direzione unitaria come si può dedurre dalla lettera indirizzata
al successore di De Pol, Antonio Feruglio in data 11 marzo 1894.
"Eccellenza Reverendissima. Desiderosa, prima che il buon Dio a sé
mi chiami, di veder compiuta e ben stabilita sopra solide basi l'opera
del patronato Leone XIII ripeto il mio desiderio e confermo la volontà
altre volte manifestata che cioè l'opera suddetta sia interamente
affidata a S.E. Rev.ma mons. Vescovo affinché sotto la sua autorità
tutto abbia a procedere bene e l'opera s'abbia presto quello sviluppo che
a Dio piacerà dare". (7)
La generosità di Teresa Caldonazzo , annota ancora il biografo
(8) non si limitò al patronato Leone XIII, ma fu rivolta ad altri
istituti cittadini, quali Santa Chiara, la Casa della Provvidenza, la società
San Vincenzo de' Paoli. Né si accontentò di beneficare i
poveri, ma consacrò la sua opera a procurare maggior decoro alle
chiese. A Santa Caterina donò l'area e il fabbricato per la sacrestia
e luoghi accessori, a Santo Stefano diede modo di innalzare la grande cupola
e di erigere dalle fondamenta la nuova sacrestia e il sovrapposto oratorio
attigui alla Chiesa, come tuttora testimonia una iscrizione fatta incidere
nel marmo e conservata nel piccolo atrio adiacente alla sacrestia. Teresa
morì il 29 settembre 1897 e con lei si spense la famiglia Caldonazzo.
"L'avvenire", bollettino del patronato per i giovani operai, annunciò
la sua morte con queste affettuose parole: "Teresa Caldonazzo la grande
benefattrice dei poveri la generosa fondatrice del nostro patronato, colei
che i giovani nostri chiamano con il dolce nome di madre, fu strappata
al nostro affetto e alla nostra riconoscenza da crudele morbo il mattino
del 29 settembre dopo lunga e dolorosa malattia" (9).
Il nome delle sorelle Caldonazzo si legge ora nei documenti di archivio,
in qualche lapide, nella cappella di famiglia del nostro Cimitero, nelle
pagine dello storico Giovanni Battista Zilio. Teresa e Marianna sono figure
lontane, figure d'altri tempi, d'altri mondi. Ma la loro testimonianza,
fatta di opere e di amore, conserva intatto il fascino della donazione
generosa, un atto tanto importante anche ai nostri giorni per la sopravvivenza
di benefici Istituti.
Il Consiglio comunale di Vicenza con deliberazione del 28 novembre
1958 (10) intitolò una via ai fratelli Caldonazzo, additandoli alla
riconoscenza cittadina.